Energia

Ellen Burstyn Leone alla carriera, 'spero il mio Paese trovi presto una strada maestra'

Sep 8, 2026 IDOPRESS

(dell'inviata Francesca Pierleoni)

Davanti alla standing ovation che

ha ricevuto sul palco della Sala Grande al Lido,non ha

trattenuto la commozione Ellen Burstyn,una delle più grandi

interpreti del cinema americano,alla quale la Mostra del Cinema

di Venezia rende omaggio con il secondo Leone alla carriera,

dopo quello attribuito in apertura a George Clooney. "Così mi

fate piangere" ha detto la grande attrice,classe 1932,elegante

in un lungo abito giallo girasole con giacca in tinta -. Ho

capito che un premio alla carriera non è solo una testimonianza

di ciò che hai effettivamente realizzato,ma anche di ciò che

hai imparato".


Burstyn,premio Oscar per Alice non abita più qui di Martin

Scorsese,ha ripercorso quindi in un breve discorso alcune tappe

del suo excursus: "Non volevo solo il successo. Volevo imparare

a essere il tipo di attrice che conoscevo e ammiravo" ha

spiegato,sottolineando il ruolo fondamentale dell'incontro con

Lee Strasberg e l'Actor's studio (di cui ora è presidente,ndr)

"che mi hanno cambiato la vita". Ha condiviso anche un aneddoto

legato alle riprese di Alice non abita più qui: "Stavo girando

una scena in auto e c'era un grosso dirupo sul lato destro della

macchina. Il problema era che avevo Martin Scorsese,il

direttore della fotografia,l'operatore di ripresa e il tecnico

delle luci sul cofano e non riuscivo a vedere il lato della

strada,avrei potuto sbandare e ucciderci tutti. Poi ho

realizzato che mi bastava seguire la linea bianca in mezzo alla

strada. Ed è così che sono riuscita a non uccidere Scorsese - ha

aggiunto sorridendo -. Ho compreso che individuare quella 'linea

bianca' sulla strada è un buon esercizio da fare ogni volta che

si è in difficoltà,per tirarsi fuori dai guai,così l'ho fatto

per il resto della mia vita. Spero,anzi,prego che anche il mio

Paese trovi molto presto la sua linea bianca e che la possiate

trovare anche voi".


A inizio cerimonia c'è stata la laudatio per Burstyn della

presidente della giuria del concorso internazionale di

quest'anno,Maggie Gyllenhaal,che l'ha diretta,facendole

interpretare un'ideale Marilyn Monroe centenaria,in Flesh

Impact,il corto con Dakota Johnson proiettato dopo la

premiazione. "Ellen Burstyn è la nostra regina - ha sottolineato

l'attrice e regista ricordando molti dei grandi ruoli della

collega,da L'esorcista a Requiem for a dream -. Ellen è

presente in tutti quei personaggi. Con il suo corpo,

naturalmente,ma anche con il cervello,il cuore,la mente,la

sua vita. È un gesto di grande coraggio e affetto condividere

tutto questo con noi".


Burstyn,che è al Lido anche come protagonista di Place to

Be,il film di Kornel Mundruczo in programma fuori concorso,

nella conferenza stampa in mattinata si è soffermata anche sulle

emozioni nell'interpretare la divina Marilyn: "Una volta l'ho

incrociata,in un locale notturno. Era seduta poco distante da

me,e naturalmente sono rimasta incantata a guardarla. Era una

creatura magica. Poi lei ha incrociato il mio sguardo e ha

annuito. Una cosa che mi ha emozionato molto,mi sembrava

impossibile si rivolgesse a me. È un momento che da allora porto

nel mio cuore".


Rispetto al suo percorso d'attrice,la situazione per le

donne a Hollywood "è cambiata enormemente - ha spiegato -.


Quando ho iniziato,non c'erano donne sul set,dietro la

macchina da presa o nelle troupe,solo noi attrici. Poi

lentamente,grazie anche all'impegno di persone come Gloria

Steinem,che è da poco scomparsa,la mentalità ha iniziato a

cambiare. All'inizio si trattava di una segretaria di edizione.


Poi di un'assistente alla macchina da presa. E lentamente si è

arrivati all'integrazione delle donne. Non siamo ancora al 50 e

50 ma ci stiamo avvicinando". Come interprete "mi dà grande

soddisfazione continuare a rimanere in contatto con la

generazione più giovane. Ho scoperto che i registi di talento

sono al massimo della loro creatività all'inizio della carriera,

ma dopo aver girato qualche film e aver attraversato quella che

io chiamo la fabbrica di hamburger di Hollywood - ha concluso -

loro perdono parte della loro innocenza,della loro creatività

spontanea". A chi infine le ha chiesto quali storie valga la

pena di raccontare oggi,ha risposto sorridendo: "Il mio Paese

sta offrendo molte storie da esplorare da un punto di vista

artistico e politico... io comincerei da questo".


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