Scienza

Sulle prime pagine Francia 'il declino auto francese' con chiusura Stellantis Poissy

Apr 17, 2026 IDOPRESS

"Poissy,simbolo del declino

dell'industria dell'auto in Francia","Il lento declino

dell'auto francese": a Parigi i quotidiani aprono oggi le loro

prime pagine con la decisione di Stellantis di arrestare dal

2028 la produzione di automobili nella storica fabbrica di

Poissy,voltando definitivamente una pagina della storia

industriale nella regione parigina.


Quella di Poissy era l'ultima fabbrica automobilistica di

assemblaggio dell'Ile-de-France,una delle 5 del gruppo

Stellantis in tutto il territorio francese. E una delle 11

fabbriche francesi di auto. Il gruppo italo-franco-americano

manterrà quindi in Francia 4 delle sue fabbriche che producono

auto su un totale di 42 nel mondo: quelle di Mulhouse e Sochaux,

nell'est del apese,e quelle di Rennes nell'vest e Hordain nel

nord (per i veicoli commerciali). Nel 2025,la produzione totale

è stata di circa 662.000 veicoli,il 13,5% dei quali usciti

dalla fabbrica di Poissy,sito aperto nel 1938 e oggi chiuso per

una crisi che ha investito le grandi fabbriche di auto di Parigi

e dintorni,costringendole alla chiusura: quella di Renault a

Boulogne-Billancourt,alle porte della capitale,che ha chiuso i

battenti nel 1992,poi quella PSA di Aulnay-sous-Bois nel 2014.


Due anni fa ha chiuso anche la Renault di Flins,a 15 chilometri

da Poissy. Dopo il 2028 ed entro il 2030,è previsto che il sito

Stellantis in chiusura diventi una fabbrica di componenti. Ai

tempi del suo massimo fulgore,lo stabilimento di Possy dava

lavoro a 27.000 dipendenti. Era il 1976. Per la riconversione,

Stellantis,che ha garantito che i tagli di personale avverranno

con esodi volontari o pensionamenti,investirà 100 milioni di

euro: "Il sito - ha assicurato Stellantis in un comunicato - non

chiuderà,avrà per sempre un futuro industriale". Nel sito,

precisa il gruppo,lavorano oggi 1.925 operai "sulla carta",ma

soltanto 1.580 concretamente,considerando le assenze per vari

motivi,dalla formazione alla malattia. All'orizzonte 2030,ne

resteranno "attivi" 1.200 operai.


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